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Una soffitta. Un mazzo di carte.
Un gruppo di adolescenti che non ha più voglia di nascondersi. Ogni corpo in scena è un’emozione incarnata, non maschere da indossare, ma verità da attraversare. Ogni ragazzo e ragazza pesca, si scopre, si espone. Senza filtri, senza permesso.
Lo spettacolo è un rito laico, un tarocco vivente, un atto di rivolta sensibile.
Non ci sono personaggi. Ci sono persone. C’è la carne viva del sentire. Perché sentirsi troppo non è un errore. È un diritto, una rivoluzione.